Un nuovo rapporto di Save the Children, «Protecting Child Rights in Esports», segnala che mancanza di sonno, pressioni sulla salute mentale e abusi online minacciano i giovani gamer e chiede standard comuni.

La salute e il benessere dei bambini non sono adeguatamente tutelati nei videogiochi competitivi, secondo un nuovo rapporto di Save the Children intitolato «Protecting Child Rights in Esports», pubblicato martedì 27 ottobre, come riportato da Euronews. Il rapporto chiede al settore degli esport, in rapida crescita, di mettere i diritti dell'infanzia, sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, davanti alle ambizioni competitive. Afferma che fino a 300 milioni di bambini nel mondo sono giovani giocatori di esport. «Gli esport offrono opportunità entusiasmanti ai bambini, ma la partecipazione non deve mai andare a scapito dei loro diritti, del benessere o dello sviluppo», ha dichiarato Theo Toresson, psicologo ed esperto di gaming di Save the Children, aggiungendo che i bambini vanno riconosciuti «prima come bambini e poi come competitori».

Secondo il rapporto, i giovani giocatori possono affrontare disturbi del sonno, problemi muscolo-scheletrici, sessismo, ansia, molestie online e depressione, mentre l'allenamento intensivo può lasciare meno tempo per istruzione, famiglia e amici. Sessioni lunghe, cattiva postura e pause insufficienti sono associate a dolori a collo, spalle e polsi, e gli orari notturni possono incidere su umore e prestazioni cognitive. Il rappresentante di una federazione nazionale di esport, citato in forma anonima nel rapporto, ha dichiarato che non esistono linee guida consolidate su ore di gioco o metodi di allenamento né un organismo centrale che raccolga le buone pratiche. Il rapporto osserva anche che il quadro non è uniformemente negativo: molti giocatori professionisti riferiscono livelli soddisfacenti di attività fisica e quelli meglio classificati danno spesso più importanza alla forma fisica.

Il rapporto indica inoltre i rischi online, dove i giovani giocatori interagiscono con il pubblico tramite chat di gioco, comunità Discord e piattaforme come Twitch e YouTube. Cita un'analisi delle chat durante 302 segmenti di gioco dei 20 principali streamer di Twitch, che ha rilevato linguaggio sessista nel 62% delle dirette, razzista nel 37%, abilista nell'84% e violento nel 97%. Alcune federazioni e squadre richiedono al personale una formazione di primo soccorso per la salute mentale, secondo il rapporto, ma la pratica non è diffusa. Segnala inoltre partecipazione diseguale, sfruttamento economico tramite contratti poco trasparenti, scarso coinvolgimento dei bambini nelle decisioni e supervisione inadeguata negli eventi dal vivo.